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Pubblicato in Attività culturali

 8 marzo 2011

Viviamo sotto l’egida di un principio economico globalizzato che si regge su una gestione competitiva delle relazioni ( tra persone, tra persone e ambiente, tra generi e generazioni) e su una visione del potere come controllo, dominio dell'esistenza.

Volendo focalizzarci su questa data 8 marzo, possiamo porci una serie di domande:

1. Il confine tra la vita privata e l'essere parte di una comunità è un confine impermeabile oppure le due dimensioni (privato e pubblico) si generano a vicenda?
2. Nel rapporto di potere tra uomo e donna possiamo dire che il controllo e il possesso siano una delle tante possibilità e non le uniche praticabili?
3. Possiamo scegliere diversamente da un potere competitivo?

Alla prima domanda, come associazione, già da tempo abbiamo risposto affermando che c'è un'innegabile relazione tra ciò che viviamo come persone e l'essere parte di una comunità.

Tutto il nostro lavoro sulla Mappa dei Campi del Sé, nasce da questo sentito convincimento.

Quello che noi agiamo nella nostra vita privata è anche il risultato di ciò che noi stessi produciamo nella vita pubblica, nella polis, e il modo di fare polis, comunità, cultura, memoria, ritorna inevitabilmente a segnare le nostre esistenze.

Questa affermazione ci introduce alla possibilità di trovare una risposta alla seconda domanda. Pensiamo che donne e uomini possano lavorare nella direzione di definire, nel rapporto tra i sessi, un'altra idea di potere e con questo un altro modo di fare umanità.

Potere è anche una bella parola. Indica l'essere in condizione di esprimere una potenzialità, di scegliere, fare, dire, creare.

E' importante rendersi conto che un rapporto di potere tra donna e uomo che si basa sul consumo dell'altro, sul possesso del corpo femminile, su un'idea di bellezza e sessualità da comprare e retribuire (la bellezza è opera di Madre Natura non è proprietà di qualcuno), delinea una vita intima e privata e una polis in cui c'è sempre qualcuno che deve andare avanti e qualcuno che deve rimanere indietro. Una visione competitiva dei rapporti umani.

A questo punto tocca stabilire chi vince e chi perde. Certo, è evidente che nella logica della competizione, vince chi controlla il potere, chi può affermare “tu dentro, tu fuori.” Ma tutto questo ha un costo. Ecco cosa si perde: la possibilità di incontrare l'altro, in un modo, che come sottolinea Luce Irigaray, sancisce il confine tra umano e non umano.

Fare spazio all'altro, dentro una relazione, significa riconoscere che la persona che sto incontrando non può essere raccontata utilizzando solo le parole che conosco.

Ci sono silenzi, mancanza di parole, che possono essere solo trovate con l'altro, purché gli riconosco lo status di colei o colui che esiste al di là di me. Un uomo e una donna che non si possiedono a vicenda, piuttosto si riconoscono.

Nella logica competitiva dove il potere significa sovente abuso, e il desiderio, asservimento, possesso, annullamento dell'altro, tutto ciò sembra utopia.

Eppure esiste un luogo da cui attingere per creare un diverso modo di vivere il rapporto tra generi sessuali.

Questo luogo è rappresentato in primis dai nostri corpi. Corpi come incarnazione del nostro esistere, del desiderio, della passione. Corpo come ciò che di me e dell'altro vedo, tocco, sento. Corpo come punto di partenza e di ritorno, fra me e te, fra donna e uomo, tra persona e natura.

Allora possiamo prenderci cura di questo corpo, provando a trovare nuovi silenzi e parole, fin da subito, ora , concretamente nel quotidiano, scegliendo cosa fare. Scegliendo un altro tipo di potere.

Rifiutarsi come uomini di guardare il corpo di una donna come oggetto da valutare e a cui dare un prezzo, rifiutarsi di direzionare il proprio desiderio verso il ricatto, l'abuso di potere, la pretesa di asservimento. Rinunciare ad esercitare un potere che passa attraverso il ricatto sessuale.

Rifiutarsi come donne di guardare al proprio corpo chiedendosi quanto vale, quanto sia conforme ai canoni di bellezza che decide il mercato. Rifiutarsi di cedere il potere del proprio desiderio a chi dice di avere un potere sull'esistenza di una donna.

Scopriremmo cose molto belle: un calore umano intenso e profondo, la bellezza che c'è in ognuno di noi, la consapevolezza che possiamo permetterci di vivere intensamente e con piacere.

Deborah Tamanti

Immagine: Pablo Picasso, Donne che corrono sulla spiaggia, 1922.

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8 marzo

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